Dagli Austriaci ai Savoia
Nel 1714, al termine della guerra di Successione spagnola, la Sardegna passò sotto il dominio degli Asburgo d'Austria. Nello stesso anno la Sicilia veniva invece attribuita ai duchi di Savoia. Poiché l'imperatore d'Austria era impegnato in una guerra contro i Turchi, Filippo V di Spagna, che non si era rassegnato alla perdita dei suoi domini in Italia, attaccò la Sicilia e la Sardegna. Dopo soli quattro anni, tuttavia, con il trattato di Londra, stipulato tra Inghilterra, Francia, Austria e Olanda, l'isola venne ceduta al duca Amedeo di Savoia, che poté così fregiarsi del titolo di re di Sardegna, e la Sicilia passò sotto il dominio austriaco. Nel 1720 il nuovo re nominava viceré Guglielmo Pallavicino, barone di Saint Remy. L'isola era priva di una legislazione stabile e sicura, i commerci languivano, le attività economiche in crisi.
Nel 1726 il governo piemontese diede il via a un progetto per introdurre la lingua italiana nell'isola dove, anche negli atti ufficiali, si ricorreva ancora al castigliano e al catalano. Ma il tentativo di trasferire nell'isola usi e costumi del "continente" e di fornire una legislazione uniforme incontrava non pochi ostacoli ed era poco gradito agli isolani dell'entroterra, così che, nel giro di pochi decenni, il banditismo proliferò, invece di scomparire, e si diffuse soprattutto al nord. Nel 1738 Carlo Emanuele III di Savoia favorì il trasferimento sull'isola di San Pietro di un gruppo di famiglie liguri di Pegli, provenienti da Tabarka, un'isoletta antistante la Tunisia, dalla quale erano dovute fuggire per le continue incursioni di pirati arabi. Nacque così un borgo marinaro che i fuggiaschi chiamarono Carloforte, in onore del re che li aveva aiutati. Nel 1770 il governo sardo - piemontese favorì il trasferimento di un altro gruppo di coloni piemontesi e genovesi provenienti da Tabarka nell'isola di Sant'Antioco, proprio di fronte a Carloforte. Un ufficiale del Genio militare piemontese progettò la pianta a maglia rettangolare del borgo che avrebbe preso il nome di Calasetta. Anche nelle città più importanti (Santa Teresa di Gallura per esempio) vennero avviate opere di fortificazione e di riassetto urbanistico che condussero nell'isola non solo numerosi ingegneri e architetti, ma anche maestranze piemontesi, lombarde e liguri, particolarmente abili nella lavorazione del marmo. Tale intervento significò lo sviluppo del barocco, con un ritorno però a un gusto di stile italiano. Così i numerosi arredi lignei degli edifici sacri vennero sostituiti con marmi policromi di gusto barocco. Già nel 1722 Antonio Felice de Vincenti aveva progettato la nuova basilica di Bonaria a Cagliari. Nel 1776 il piemontese Giuseppe Viana, progettò il complesso monumentale del Carmine di Oristano, portato a termine nel 1785, considerato da tutti il capolavoro dell'architettura tardo - barocca italiana. A partire dal 1789, anno in cui scoppiava in Francia la Rivoluzione francese, l'isola fu attraversata da fermenti di libertà. Nel 1793 il Parlamento sardo chiese al governo sabaudo maggiore autonomia per l'isola, ma la risposta negativa del re scatenò una sommossa antipiemontese che costrinse il viceré ad abbandonare l'isola. Scoppiò una vera e propria rivoluzione sarda nella quale si distinse la figura di Giovanni Maria Angioy, il quale, tuttavia, nel 1796 fu costretto all'esilio. Nel 1799, in seguito alla campagna di Napoleone in Italia, la corte dei Savoia si trasferì a Cagliari. Nel 1806 salì al trono del regno di Sardegna Vittorio Emanuele I che, con la moglie Maria Teresa d'Austria, visse nell'isola fino al 1814, quando, alla caduta dell'imperatore francese, poté fare ritorno a Torino. Nel corso del suo soggiorno ospitò il cognato, Francesco IV d'Este, autore nel 1811 di una Descrizione della Sardegna (pubblicata più di cent'anni dopo), ricca di notazioni, che, pur considerando il particolare punto di vista e in qualche caso la superficialità delle osservazioni, è in grado di dare uno spaccato vivace dei modi di vivere degli isolani, particolarmente legati alle loro tradizioni e alla loro terra, ma nello stesso tempo dotati di un senso dell'ospitalità molto forte.
In concomitanza con il soggiorno sabaudo in Sardegna e in seguito alle imprese napoleoniche si affermò anche nell'isola lo stile Neoclassico. Gaetano Cima, architetto, diede un notevole contributo nel modificare o dare un nuovo volto a numerose città isolane. Le chiese di San Francesco a Oristano e della Gran Madre di Dio a Basile, oltre all'Ospedale di San Giovanni di Dio a Cagliari, sono solo alcune delle sue opere più significative.
Carlo Felice, fratello di Vittorio Emanuele I, fu viceré di Sardegna dal 1799 al 1806 e poi dal 1820 al 1821, quando divenne re. Le numerose iniziative portate avanti nei suoi anni di governo, come il Codice di leggi che prese il suo nome, i lavori stradali (ancora oggi Carlo Felice è il nome della strada a scorrimento veloce che collega Cagliari, a sud, con Porto Torres, a nord), le tariffe doganali, le riforme relative alla scuola e la Legge delle chiudende (il diritto alla recinzione) che garantiva la proprietà privata, non riuscirono a eliminare i rapporti di tipo feudale che persistevano in tutto il territorio isolano. Solo Carlo Alberto, suo nipote e successore al trono nel 1831, abolì definitivamente nel 1835 tutti i diritti di tipo feudale, aggravando tuttavia la pressione fiscale a carico dei contadini e creando notevoli tensioni tra gli agricoltori e i pastori, che furono privati della possibilità di accedere alle antiche proprietà collettive e ai pascoli liberi. Nel 1847 i Sardi, illudendosi di ottenere qualche beneficio e di uscire da una situazione di crisi economica irrisolta, rinunciarono a un Parlamento autonomo, legandosi direttamente alle sorti del Piemonte e quindi al Risorgimento italiano. Due anni dopo, nel mese di settembre, Giuseppe Garibaldi, in viaggio verso l'esilio dopo la fine della Prima guerra d'indipendenza italiana e dopo la caduta della Repubblica romana, vide per la prima volta l'isola di Caprera. Nel 1855 ne acquistò una porzione e solo un anno dopo iniziò a farne il suo rifugio. Nel 1861 a Torino venne proclamato il regno d'Italia e il Regno di Sardegna cessò di esistere.