La civiltà nuragica

Non è facile definire con precisione quando ebbe inizio in Sardegna la civiltà nuragica, perché nell'ambito delle ricerche archeologiche ci si trova via via in contatto con reperti che possono fornire informazioni nuove, qualche volta in contraddizione con quelle definite in precedenza. Sembra tuttavia che le prime avvisaglie di tale civiltà risalgano al XV secolo a.C., nello stesso periodo in cui nell'isola si sviluppò la civiltà dei
metalli. È certo che tale civiltà continuò a produrre i suoi monumenti fino al III secolo a.C., anche se il periodo di massimo sviluppo, quello di cui rimangono le testimonianze più interessanti e significative, si concentrò tra il 1200 e il 900 a.C.
Le manifestazioni più numerose giunte sino a noi, quelle che le hanno dato il nome, sono i nuraghi, dislocati in ogni angolo dell'isola, in qualche caso singoli, in qualche altro raccolti a formare dei veri e propri agglomerati ben organizzati. La loro funzione era probabilmente sia di controllo sia difensiva, perché le popolazioni nuragiche vivevano divise in tribù, gelose del proprio territorio e pronte a difenderlo dagli attacchi dei nemici; in qualche caso alcuni complessi nuragici vennero edificati e utilizzati per motivi diversi, sia come vere e proprie abitazioni sia come luoghi di carattere sacro e ancora come granai, officine o magazzini. Il tipo più semplice di nuraghe (nur significa "cavità, cumulo"), quello che spesso è possibile osservare isolato sopra un'altura, era caratterizzato da una torre troncoconica, edificata con blocchi squadrati grossolanamente, coperta da una falsa cupola realizzata con filari di pietre allineate e chiusa al vertice da una lastra orizzontale. La camera interna della torre sosteneva una terrazza a cui si accedeva per mezzo di una scala che partiva, inizialmente, da una certa altezza dal piano della camera e che, successivamente, ebbe inizio a terra, di fianco al corridoio d'ingresso, per salire elicoidalmente verso il piano alto.
Si passò poi alla costruzione di nuraghi più complessi, con torri unite tra loro da veri e propri bastioni che chiudevano un cortile interno, dotato di un pozzo per l'approvvigionamento dell'acqua. Barumini, per esempio, conta ben tredici torri. Anche le torri assunsero un aspetto diverso; alcune erano formate da ambienti molto piccoli, semplici corridoi che attraversavano la massa muraria; altre si arricchirono di un cortile antistante l'ingresso oppure, all'interno, vennero edificate con due camere sovrapposte e collegate da scale. Intorno al nuraghe o nelle vicinanze sorgevano capanne circolari di dimensioni variabili, edificate con muri a secco e con tetti di falasco, l'erba palustre degli acquitrini, o di paglia. Completavano il villaggio la cisterna, o pozzo, parzialmente interrata, il più delle volte considerata luogo sacro, uno o più tempietti a pianta, rettangolare oppure ellittica, e la necropoli, con le caratteristiche "tombe dei giganti". La vita del villaggio ferveva, intensa. Inizialmente gli abitanti furono soprattutto pastori e guerrieri, pronti a difendere gelosamente la tribù, e organizzati socialmente intorno a un consiglio di anziani che provvedeva a prendere le decisioni importanti e a officiare i riti funebri. Con il passare del tempo e in relazione all'ambiente si svilupparono tuttavia non solo le attività agricole, ma anche quelle artigianali e con esse il commercio. La popolazione del villaggio aumentava di numero e partecipava attivamente alle assemblee nel corso delle quali si definivano le attività o si facevano sacrifici e ancora si celebravano i riti religiosi. Il villaggio di Serra Orrios, costituito da un centinaio di capanne di periodo nuragico risalenti all'Età del Bronzo, presenta due tempietti a megaron, di pianta rettangolare, circondati da un recinto megalitico. Il villaggio nuragico di Santa Vittoria, che sorge in prossimità di Serri, a circa seicento metri di altitudine, si sviluppa intorno a un pozzo sacro circondato da un recinto di pietra a forma di ellisse; le altre costruzioni probabilmente servivano a ospitare gli addetti al luogo di culto mentre il recinto porticato e la grande capanna detta "delle Assemblee federali" avevano la funzione di ospitare la collettività che si riuniva non solo per offrire sacrifici, ma anche per trattare affari e scambiare merci di diversa provenienza. Numerosi altri centri nuragici ci hanno lasciato testimonianze del rapporto profondo che legava gli isolani al sentimento religioso e soprattutto al rapporto con il mondo dei defunti, e cioè le tombe dei giganti, veri e propri monumenti sepolcrali collettivi, a volte sotterranei, scavati nel terreno o nella roccia, a volte invece "a cielo aperto". Sono più di trecento le località nelle quali è oggi possibile rivivere il passato ma, senza dubbio, vale la pena di citare quelle che sorgono nella zona di Arzachena, come le tombe Li Lolghi e Coddu Ecchiu, e quelle di Dorgali, S'Ena 'e Thomes, la cui camera sepolcrale è chiusa da un lastrone di granito alto quasi quattro metri e largo più di due.