Il dominio spagnolo
Nel 1470 Leonardo d'Alagon, discendente della famiglia d'Arborea e marchese di Oristano, riprese la lotta contro gli Aragonesi che, con la battaglia di Sanluri del 1409, avevano sconfitto l'esercito arborense e avevano eliminato il Giudicato omonimo, ultimo baluardo dell'autonomia sarda. Dopo una prima battaglia vittoriosa (a Uras) nel primo anno di guerra, il conflitto proseguì incerto per alcuni anni, fino a quando nel 1478 gli Aragonesi ottennero una definitiva vittoria nella battaglia campale di Macomer. L'anno dopo Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, sposi ormai da dieci anni, unirono le loro corone in quella di Spagna e il Regno di Sardegna divenne così spagnolo. Poco più di dieci anni dopo, nel 1492, i reali di Spagna, conquistato il Regno di Granada ed eliminata la dominazione araba nella Penisola iberica, alla ricerca di nuove rotte per raggiungere l'Oriente, finanziarono il viaggio di Cristoforo Colombo. La scoperta dell'America trasferì le attenzioni della Spagna e delle altre potenze europee verso le rotte atlantiche. Il Mediterraneo perse d'importanza e con esso la Sardegna, che non aveva più il ruolo strategico del passato; l'isola subì un controllo aragonese - catalano di tipo feudale (l'autorevolezza del Parlamento sardo, che veniva convocato una volta ogni dieci anni, fu pressoché nulla), venne divisa in quasi quattrocento feudi, dei quali la metà controllati direttamente da potenti famiglie spagnole, e visse un lungo periodo di isolamento, lontana dai fermenti culturali del "continente", e di decadenza, contraddistinta anche da una notevole diminuzione della popolazione. Tutto il XVI secolo fu contrassegnato da eventi il più delle volte luttuosi. Le coste erano sempre sotto la minaccia delle incursioni arabe che si successero con notevole intensità per tutto il secolo portando con sé morte e distruzione. Nel 1514 a Siniscola oltre un centinaio di abitanti vennero deportati e venduti come schiavi; tra il 1546 e il 1553 Khir - er - Din (che venne soprannominato Barbarossa) con i suoi pirati, distrusse Cabras, Orosei e Terranova, (l'odierna Olbia). Nel 1527, nel corso del conflitto che vedeva rivali l'imperatore Carlo V e il re francese Francesco I, una spedizione guidata da Andrea Doria, alleato di quest'ultimo, occupò e saccheggiò per alcuni giorni Sassari. Nel 1582 Sassari, Alghero e Torres furono colpiti da una violenta epidemia di peste che fece migliaia di vittime. L'imperatore Carlo V, nel 1541 in visita ad Alghero, aveva ammirato la cittadina "catalana" e aveva dichiarato i suoi abitanti "todos caballeros", ma nonostante ciò si rese conto del pericolo rappresentato dagli Arabi, che anche lui non era riuscito a sconfiggere nelle sue imprese di Tunisi e di Algeri. Diede allora il via alla costruzione di una serie di torri litoranee di avvistamento e di difesa dell'isola, ma fu soprattutto Filippo II, suo figlio e successore sul trono di Spagna, a dare il maggiore impulso all'opera. Durante il suo regno (1556 - 1598) l'architettura sacra conobbe un notevole sviluppo (è del 1580 la costruzione di Sant'Agostino a Cagliari), i Gesuiti aprirono a Sassari una scuola (1562) che avrebbe dato vita all'Università, e Nicolò Canelles introdusse la stampa a caratteri mobili. Nel corso del XVII secolo la serie di calamità iniziata nel secolo precedente proseguì con pari se non maggiore intensità. Nel 1637, durante la guerra dei Trent'anni, che opponeva gli Asburgo ai Francesi (1618 - 1648), una flotta francese attaccò Oristano, saccheggiandola prima di essere messa in fuga da un esercito sardo. A metà del secolo una nuova epidemia di peste colpì l'isola, già infestata dalla malaria, a partire da Alghero. Quando nel 1652 venne debellata, a Cagliari, dove si pensava a un intervento risolutore di sant'Efisio, nacque la festa del primo maggio, che viene ancora oggi celebrata. La politica spagnola di Filippo III, Filippo IV e poi di Carlo II d'Asburgo andò peggiorando le sorti dei Sardi, tanto che nel 1668, a Cagliari, scoppiarono gravi disordini: il 21 luglio lo stesso viceré venne assassinato. Gli Spagnoli non si lasciarono sfuggire l'occasione per reprimere duramente la rivolta degli alti esponenti della nobiltà isolana che avevano guidato il popolo è contro il governo centrale e molti di loro furono condannati a morte. La potenza spagnola non aveva tuttavia saputo sfruttare le immense ricchezze che aveva saccheggiato in America latina e andò decadendo. Già nella seconda metà del secolo XVII fu coinvolta in una serie di conflitti che culminarono, agli inizi del XVIII secolo, con la guerra di Successione spagnola. Carlo II infatti non aveva eredi diretti e aveva designato come suo successore Filippo d'Angiò, nipote di Luigi XIV, re di Francia. Le altre potenze europee che avevano mire diverse vennero a conflitto e solo nel 1713 i contendenti giunsero a firmare due importanti accordi: la pace di Utretch e il trattato di Radstadt. Filippo V, re di Spagna, conservò la Spagna con le colonie americane, ma dovette cedere tutti gli altri domini in Europa, tra cui la Sardegna, che venne assegnata all'Austria. Finiva così, dopo quasi cinque secoli, la dominazione iberica in Sardegna, documentata oggi dalla netta identità catalana della zona di Alghero, dove ogni monumento, ogni via, ogni piazza mantiene, non solo nei nomi, l'aspetto che venne assumendo nel corso di quel lungo periodo. Basti pensare al catalano palazzo d'Abis, raro esempio di architettura civile, oppure alla chiesa di San Francesco, eretta nel XIV secolo, ma ricostruita alla fine del XVI, oppure alle torri del Portal e di Sant Jaume. L'altro notevole contributo lasciato dagli Spagnoli in terra sarda è rappresentato da quelle opere pittoriche che vanno sotto il nome di retablo, per i quali divenne famoso il Maestro di Ozieri, che operò nel XV secolo, e da una serie di chiese tardo - gotiche, rinascimentali e poi barocche, facilmente riconoscibili non solo nelle città più importanti ma anche in alcuni centri secondari dell'intera isola.