I Fenici e i Punici

I Fenici, che dalle coste dell'attuale Libano partivano per la lontana Britannia, avevano bisogno di approdi sulle coste africane (Cartagine, venne fondata dai Fenici sulle coste della Tunisia nell'814 a.C. da mercanti che provenivano da Tiro) e nelle isole del Mediterraneo, così da fare scorte di acqua e di viveri. Fu proprio per questo motivo che presero a fermarsi inizialmente sulle coste della Sardegna, per la verità non particolarmente ricche di porti naturali, già a partire dagli anni intorno al 1000 a.C.. Lo facevano senza dubbio nei luoghi più adatti all'approdo e con il permesso dei capotribù dei villaggi nuragici, con i quali stabilirono anche intensi rapporti di carattere commerciale. La presenza di terreni adatti all'agricoltura e di zone minerarie li convinsero poi a sfruttare anche le risorse locali. Nacquero così a poco a poco degli scali che si trasformarono in vere e proprie città fenicie: Karalis, l'odierna Cagliari, Nora, Bithia, Sulcis, Tharros, Bosa e forse anche Turris e Olbia. Nel frattempo le popolazioni nuragiche ostili alle popolazioni venute dal mare si andarono ritirando nell'interno, mentre quelle più aperte agli scambi si integrarono, perdendo in parte le loro peculiarità. Vennero introdotti nell'isola nuovi prodotti, tra cui il vetro e i tessuti di lino e di lana, colorati con la porpora che i Fenici avevano imparato a ricavare dalle murici, i preziosi molluschi presenti nelle acque antistanti il Libano. Nel corso del VI secolo a.C. i Punici, provenienti da Cartagine, conquistarono buona parte dell'isola, senza tuttavia avere la meglio sulle fiere popolazioni delle alture orientali, le Barbagie, e sovrapposero le loro città a quelle dei Fenici, il più delle volte riuscendo anche ad ampliarle. La Sardegna divenne in quei secoli il centro di notevoli scambi commerciali con la Penisola iberica, con l'Italia centrale, in modo particolare la Tuscia, dove la civiltà etrusca era al massimo del suo splendore, con la Sicilia e con la Grecia. Gli stessi Greci, nella seconda metà del VI secolo, tentarono di sostituirsi ai Cartaginesi nel controllo della Sardegna, ma vennero sconfitti, anche perché i Cartaginesi trovarono una valida alleanza negli Etruschi. Questi ultimi infatti non solo si sentivano minacciati nei loro traffici marittimi nel Mediterraneo occidentale, ma temevano anche che i Greci volessero insediarsi nell'isola d'Elba, ricca di minerali ferrosi, e lungo le coste dell'Etruria. Nel III secolo a.C. però, i Romani, che fino ad allora avevano riconosciuto anche in alcuni trattati il possesso della Sardegna da parte di Cartagine, avendo ormai completato la conquista della penisola, decisero di conquistarsi il predominio sul Mediterraneo a scapito dei rivali. Con la prima guerra punica (264 - 241) i Romani riuscirono ad allontanare i Cartaginesi dalla Sicilia; nel 238, approfittando di una rivolta di mercenari cartaginesi in Sardegna, il console romano Tito Sempronio Gracco prese possesso "ufficialmente" dell'isola e ne iniziò la conquista. Le città sardo - puniche della costa e quelle "nuragiche" dell'interno opposero una fiera resistenza, ma nel 227 a.C. la Sardegna, insieme con la Corsica, divenne Provincia romana. La resistenza dei Sardi e quella dei Cartaginesi continuò ancora per anni e quella di questi ultimi si intensificò soprattutto nel corso della seconda guerra punica (218-201 a.C.). Nel 215 a.C. Amsicora, un principe guerriero sardo - punico, armò un esercitò, ma ebbe la peggio nella battaglia di Cornus, nei pressi di Bosa. Il dominio romano aveva decisamente preso il sopravvento.