L'età dei Giudicati
Nel corso della dominazione bizantina gli isolani, spesso abbandonati a se stessi soprattutto nei frangenti di maggiore pericolo, come quelli provocati dalle ripetute scorrerie degli Arabi, avevano a poco a poco maturato un'autonomia sostanziale che divenne anche formale, quando i quattro luogotenenti dello judex bizantino furono delegati a organizzare la difesa delle coste. Lo judex bizantino si era già staccato dal potere centrale e aveva reso ereditario il proprio potere civile e militare. Nel corso del X secolo i luogotenenti divennero a loro volta judices facendo propri gli stessi privilegi e Giudicati furono chiamati i territori di loro competenza (logu o rennu) e cioè Cagliari, Arborea, Logudoro (o Torres) e Gallura, veri e propri regni divisi a loro volta in curatorie, con confini ben definiti e difesi, leggi proprie, lingue nazionali, parlamenti, emblemi... I rappresentanti del popolo riuniti in un parlamento (la corona de logu o de rennu) affiancavano i giudici (o re) nei momenti in cui era necessario fare delle scelte importanti sia di carattere politico sia di carattere economico. Quello dei Giudicati fu un periodo di notevole sviluppo non solo economico, ma anche artistico e culturale. Nel 1063 Barisone I, giudice di Torres, chiese all'abate di Montecassino di inviare nell'isola dei monaci benedettini che potessero diffondere nuovi procedimenti agricoli. La presenza dei monaci e delle loro abbazie darà un notevole impulso non solo alle attività legate alla lavorazione della terra, ma anche alla costruzione di edifici sacri. Ancora oggi uno degli elementi di spicco del paesaggio sardo è rappresentato dalla presenza di cattedrali romaniche. L'influsso "continentale" trovava nella pietra isolana la materia prima per esprimersi al meglio. Basti pensare alla chiesa di Sant'Efisio di Nora, a Santa Maria di Sibiola, a Santa Maria di Uta e alla cattedrale di Tratalias, edificate con la pietra calcarea del Sud, dalle calde tonalità; alla cattedrale di Santa Giusta, nel Sinis, e alla sua arenaria dorata; all'abbazia di Santa Maria di Bonacardo, realizzata con trachite basaltica e ancora alla chiesa di San Pietro di Sorres o alla Santissima Trinità di Saccargia, nelle quali il calcare e la trachite si alternano in un gioco efficace di chiaroscuri...
Eppure lo straordinario sviluppo della religiosità e delle attività economiche non riuscì ad attuarsi in una situazione di tranquillità politica. L'autonomia sarda venne ben presto messa in discussione e in qualche caso annullata dalle fiorenti Repubbliche marinare di Pisa e di Genova, nonché dalla politica del papa. Pisa e Genova miravano al controllo commerciale del territorio, strategico anche dal punto di vista militare, soprattutto nella lotta contro gli Arabi che tentavano di espandersi nel Mediterraneo. Nel 1016 Pisani e Genovesi, temporaneamente alleati, diedero un contributo decisivo alla vittoria sugli Arabi che erano riusciti a invadere parte del territorio isolano. Poco meno di cinquant'anni dopo, mentre Pisa, nel 1073, riusciva ad assicurarsi la supremazia economica sui Giudicati, papa Gregorio VII rivendicò la sua sovranità politica e i Giudicati, coinvolti in una serie di complessi rapporti economici, reagirono con una serie di lotte interne che, a poco a poco, determinarono la loro fine. Nel 1157 vennero celebrate le nozze tra Barisone d'Arborea e una nobile catalana: iniziava così un rapporto diretto con la Penisola iberica che diventerà particolarmente significativo nei secoli successivi. Lo stesso Barisone, qualche anno dopo, con l'appoggio dei Genovesi, tentò di farsi incoronare re di Sardegna a Pavia, da Federico Barbarossa. Il contrasto tra Pisa e Genova si fece così più violento e al termine di una serie di conflitti tra le due potenze marinare e tra gli stessi Giudicati, alla fine del XII secolo, Pisa riuscì a mantenere il controllo dei Giudicati di Gallura, Arborea e Cagliari, mentre Genova dovette accontentarsi di quello di Torres. Gli stessi judices erano ormai rappresentanti delle più potenti famiglie pisane e genovesi. Nel 1258 il Giudicato di Cagliari perse definitivamente la sua autonomia e divenne una colonia pisana; l'anno dopo la stessa sorte capitò anche al Giudicato di Torres che fu smembrato: una parte toccò alla potente famiglia genovese dei Doria, un'altra alla famiglia d'Arborea dei Bas - Serra. Verso la fine del XIII secolo Sassari, che aveva conquistato la propria autonomia dal Giudicato di Torres, si mise sotto la protezione di Genova, mentre il Giudicato di Gallura terminò di fatto quando i Pisani, dopo aver scacciato l'ultimo giudice (Nino Visconti, amico di Dante Alighieri), occuparono il territorio.
Negli stessi anni papa Bonifacio VIII, nel tentativo di risolvere il contrasto scoppiato tra Angiomi e Aragonesi per il possesso della Sicilia (guerra del Vespro), istituì un fantomatico Regnum Sardiniae et Corsicae e lo offrì in feudo a Giacomo II d'Aragona, promettendogli il proprio appoggio se avesse voluto conquistare quella parte della Sardegna che i Pisani controllavano, in cambio della Sicilia.
Con l'aiuto dei giudici d'Arborea e dopo un anno di conflitti, l'infante Alfonso d'Aragona riuscì a invadere i territori pisani della Gallura, di Sassari e di Cagliari. Fu l'inizio del dominio iberico sull'isola: nel 1354 gli Aragonesi, guidati da Pietro IV, piegarono Alghero dopo una sanguinosa ribellione; scacciarono tutti gli abitanti e li sostituirono con coloni catalani; nel 1355 Pietro IV concesse al Regno di Sardegna e Corsica la costituzione di un Parlamento sardo composto da tre Bracci, rappresentativi del clero, della nobiltà e delle sei maggiori città. Il tentativo di sottomettere l'isola diede inizio a un lungo periodo di rivolte antiaragonesi che ebbero nel Giudicato d'Arborea il maggior baluardo. Tra il 1365 e il 1409 i giudici d'Arborea portarono avanti una lotta che consentì loro di occupare buona parte del territorio isolano, al quale venne estesa anche la Carta de Logu, un insieme di leggi civili e penali elaborate da Eleonora, reggente del Giudicato alla morte del fratello Ugone lll. Nel 1409, Martino il Giovane, re di Sicilia e reggente d'Aragona, sconfisse a Sanluri l'esercito arborense: anche l'ultimo glorioso Giudicato sardo aveva, cessato di esistere.