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| Distanza complessiva da percorrere |
circa
75 Km
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| Tempo medio di percorrenza |
circa 2 ore |
| Percorsi a piedi |
circa 1 ora |
| Tempi di sosta e visita |
circa 4 ore
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| Durata complessiva dell'itinerario |
circa 7 ore
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Riassunto
itinerario
1.
Alghero: Ponte romano di Fertilia.
Partiti da Alghero, si
imbocca la strada litoranea in direzione nord e, tenendo sempre
il mare sulla propria sinistra, si costeggia il Lido, proseguendo
fino a raggiungere, dopo circa sei chilometri, la frazione di
Fertilia. Qui, attraversando lo Stagno di Calich, si possono
ammirare sulla destra, molto vicine, le tredici arcate residue (sulle
ventiquattro originarie) del poderoso ponte romano. Il ponte
faceva parte della strada che, attraverso lo Stagno di Calich, si
dirigeva verso Porto Conte (Portus Nympharum) e quindi alla
stazione di Carbia, nelle vicinanze dell'attuale Alghero.
2.
Alghero: Complesso nuragico di Palmavera.
A Fertilia ci si immette sulla strada statale 127 bis in
direzione di Porto Conte e se ne percorrono circa quattro
chilometri, fino ad incontrare, sulla destra, il grande Complesso
nuragico di Palmavera. Interessante esempio di nuraghe complesso,
il Nuraghe di Palmavera presenta due torri, di cui quella
centrale, più antica, risale al XV secolo a.C. (Età del Bronzo
medio). A questa, circa tre secoli più tardi (Età del Bronzo
recente), venne aggiunto un rifascio murario di forma ellittica
con una torre a protezione dell'ingresso, dando luogo a un
cortile con due aperture, collocate una ad est e l'altra a sud.
Attorno al nuraghe esisteva il villaggio, tuttora in fase di
scavo e non completamente conosciuto nella sua estensione. Il
complesso è posto al centro di un territorio che comprende
moltissimi altri nuraghi, per lo più monotorre, alcuni dei quali
di notevole interesse, che orlavano le alture circostanti. Vari
reperti (per lo più ceramiche e bronzi), rinvenuti negli anni i
Sessanta durante l'esplorazione e il restauro del sito, sono
custoditi attualmente nei musei archeologici di Sassari e di
Cagliari.
3. Alghero: Necropoli di Anghelu Ruju.
Visitato il Nuraghe Palmavera, si fa ritorno sulla 127 bis fino
ad oltrepassare Fertilia e, aggirando Alghero dall'interno, si
raggiunge l'incrocio con la provinciale per Porto Torres qui si
svolta a sinistra e, percorsi circa cinque chilometri, si accosta
sulla sinistra per visitare la necropoli a domus de janas di
Anghelu Ruju che, con le sue 36 tombe, è la più vasta della
Sardegna. Si presenta divisa sostanzialmente in due zone, una con
meno sepolture a nord-ovest e una più densa a sud-est. In loco
è esposta una pianta scolpita su una lastra marmorea, utile per
identificare le varie tombe. In particolare si segnala la tomba
III, con un lungo dromos (corridoio) d'ingresso e una serie di
stanzette disposte a croce, che fanno pensare a un disegno
unitario realizzato in un unico momento. Vi sono ancora camere
scavate con forme geometriche nelle tombe XIX, XX bis, XXX. Alle
pareti della camera della tomba XX bis si possono notare corna di
toro stilizzate che compaiono anche in altri ipogei: sono simboli
della forza riproduttrice della natura. Le sepolture erano per lo
più di cadaveri inumati, spesso distesi su letti di pietre. La
necropoli appartiene al periodo (3500-2700 a.C.) della Cultura
detta "di Ozieri", ma fu poi riutilizzata in epoche
preistoriche successive. I reperti d'interesse archeologico
estratti dalle tombe sono conservati in parte al Museo
archeologico di Cagliari, in parte al Museo Sanna di Sassari.
4.
Olmedo: Complesso prenuragico di Mode Barante.
Si prosegue in direzione di Porto Torres e subito, sulla destra,
si svolta in una strada di penetrazione agraria che, costeggiando
dapprima gli edifici dell'azienda agricola I Piani e
attraversando poi i vigneti della Tenuta Sella e Mosca, sbuca
qualche chilometro a nord-est sulla provinciale per Olmedo: qui
si svolta a destra, si supera l'abitato di Olmedo, si procede
ancora per poco più di un chilometro e mezzo per poi svoltare a
sinistra in una strada fiancheggiata dalle tubature della
condotta d'irrigazione. Di questa strada si percorreranno 1,2
chilometri, piegando quindi a destra in una stradetta asfaltata (fuorché
per i primi metri) che in un chilometro conduce all'ingresso del
sentiero pedonale (segnato da alcuni gradini) lungo il quale, in
circa dieci minuti di cammino, si sale alla cima del monte. Le
difficoltà di reperimento del sito e la fatica della ripida
ascesa sono compensate dal grande interesse archeologico del
monumento e dalle proporzioni impressionanti delle rovine. Il
complesso risale alla cultura eneolitica di Monte Clero (2400-2000 a.C.) e sorge in posizione suggestiva sul margine dell'altipiano
che domina la pianura tra la valle del Cuga e Alghero.
L'insediamento è composto da strutture a carattere civile,
militare e religioso, fra le quali spicca un recinto a ferro di
cavallo che ricorda nelle caratteristiche architettoniche i
nuraghi a corridoio di epoca posteriore. Il recinto, formato da
due paramenti in blocchi di trachite riempiti di pietrame,
racchiude due corridoi con volta a piattabanda e un cortile
semicircolare. Completano l'insieme un circolo megalitico,
originariamente formato da lastre di pietra e menhir, e una
ciclopica muraglia difensiva lunga ben 97 metri, nei pressi della
quale si notano i resti di numerose capanne rettangolari a più
ambienti. L'insediamento ha precisi riferimenti con la muraglia
megalitica di Monte Ossoni a Castelsardo e ricorda da vicino
analoghe tecniche costruttive di alcuni edifici preistorici delta
Francia meridionale.
5.
Putifigari: Domus de janas di Monte Siseri.
Ritornati sulla provinciale, si svolta a sinistra, percorrendone
il tratto restante, di circa tre chilometri, fino alla sua
confluenza nella statale 127 bis Alghero - Sassari. Qui si svolta
nuovamente a sinistra, in direzione di Sassari, e dopo qualcosa
meno di cinque chilometri (in corrispondenza del cartello
segnaletico del km 21), a destra per Putifigari: ma, percorsi 250
metri circa, si piega a sinistra in uno sterrato, poi subito due
volte consecutive a destra così da sottopassare la strada
percorsa in precedenza. Avanti ancora per 250 metri, quindi a
sinistra in uno sterrato che poco dopo supera uno stretto ponte
su un ruscello: dopo il ponte si tiene sempre la sinistra,
costeggiando la riva del fiume per circa un chilometro, quindi si
lascia l'auto e si prosegue a piedi lungo la riva per altri 600
metri circa. Qui il fiume forma un'ampia ansa e sulla destra si
nota una costruzione all'interno delta quale si trova la Domus de
janas di Monte Siseri. La sepoltura, scavata in una collina di
tufo trachitico di colore rosato, è chiamata "Tomba
dell'Architettura dipinta" o di "S'Incantu" (della
magia) perché i vani sono decorati da bei motivi architettonici
e naturalistici dipinti di rosso o di nero. la tomba è
costituita da un dromos (un corridoio), un'anticella, una cella
di disimpegno, notevole per la vastità e per il soffitto a
doppio spiovente scolpito e dipinto, e da due vani funerari più
piccoli. All'esterno della tomba un sistema di canalette scavate
nella roccia preservava il sepolcro dall'acqua piovana, mentre
alcune coppelle e vaschette erano destinate al rito funebre. Sono
presenti in questa tomba molti degli elementi ornamentali che i
caratterizzano le domus de janas: le corna del toro, simbolo
della forza riproduttrice della natura, il motivo della
falsaporta che doveva consentire all'anima il passaggio nel mondo
dei morti, la pittura rossa che, richiamando il colore del
sangue, simboleggiava la vita. La tomba di Monte Siseri si trova
a breve distanza dalle necropoli di Anghelu Ruju e di Santu Pedru, entrambe in territorio di Alghero: l'addensarsi in questa
zona di esempi di domus de janas dipinte, con evidenti affinità
stilistiche, lascia ipotizzare l'esistenza di maestranze
specializzate che avrebbero operato in un'area compresa fra la
Nurra di Alghero e il Meilogu (Mandra Antine di Thiesi). I
materiali rinvenuti appartengono alla cosiddetta "Cultura di
Ozieri" (Neolitico recente, 3500-2700 a.C.).
6.
Uri: Area archeologica di Santa Cedrina.
Fatto ritorno alla statale 127 bis, si prosegue in direzione di
Sassari fino allo svincolo di Uri dove, proprio al centro del
paese, visiteremo gli scavi di Santa Cedrina. L'area si estende
su una superficie di circa 2000 metri quadrati ed è di proprietà
del Comune, che ha già predisposto un progetto di
valorizzazione, con allestimento di un annesso centro di
documentazione. Vi si trova un nuraghe complesso (una torre
centrale cui si affiancano altre due torri), circondato da un
vasto villaggio. Nel corridoio del nuraghe e nel villaggio sono
riconoscibili due pozzi, il primo dei quali a canna verticale. Ma
l'interesse del sito è dovuto soprattutto alla continuità di
insediamenti di cui reca testimonianza: vi sono infatti presenti
strutture murarie rettilinee, con almeno due ambienti conservati,
di età romana. I rinvenimenti di materiali coprono un periodo
esteso dall'età nuragica a quella punica, romana e bizantina.
7.
Usini: Necropoli di S'Elighe Entosu e Domus a prospetto
architettonico di Chercos.
Da Uri procediamo lungo la statale 127 bis in direzione di
Sassari e, dopo poco più di quattro chilometri, un pò prima del
bivio per Usini, svoltiamo a sinistra, seguendo le indicazioni,
per raggiungere la Necropoli di S'Elighe Entosu: la strada,
asfaltata, conduce dopo 700 metri ad un abbeveratoio, dove si
imboccherà uno sterrato in salita, lasciando l'auto dopo circa
200 metri, dinanzi all'ingresso (a sinistra) di una proprietà privata. Percorse a piedi poche decine di metri, si
scenderà a destra lungo il costone roccioso nel quale sono
scavate alcune delle tombe (le altre sono ubicate nella parte più
alta della proprietà). La necropoli è composta da otto domus de
janas. Di particolare interesse la domus V, che conserva nella
cella un focolare circolare di pietra, scolpito nel pavimento, e
la copertura a doppio spiovente che riproduce la travatura di un
tetto ligneo. Su uno dei lati brevi, decorazione architettonica
scolpita con elementi scalari che ricordano le capanne dei vivi.
Notevole anche la domus III, o delle Sette Stanze, con lungo dromos, graffiti medievali sulla parete d'ingresso e sette
cellette a corona intorno alla camera principale. Nelle immediate
vicinanze si trova un'altra sepoltura di notevole interesse: per
raggiungerla faremo a ritroso la strada fino alla statale 127 e,
percorsi 700 metri in direzione di Usini, svolteremo a sinistra
seguendo le indicazioni per la chiesa campestre di San Giorgio di Oliastreto. Dopo 1,6 chilometri piegheremo a destra nella strada
vicinale Sa Longhera, non asfaltata, che seguiremo per 1,4
chilometri: quindi a sinistra in uno sterrato e, dopo un altro
chilometro, lasciata l'auto, ci inoltreremo a piedi nella
campagna, a destra della strada fino ad avvistare, dopo 200
metri, la domus di Chercos, raggiungibile attraverso un ripido
sentiero in discesa. La tomba di Chercos, appartenente alla
tipologia di domus "a prospetto architettonico"
rappresentata in tutto il Sassarese da numerosi esemplari, è
scavata in un costone calcareo entro una valle di rilievo
paesaggistico. La cella a pianta ovoidale conserva all'interno un
basso sedile piano, mentre nella parete di fondo è ricavata una
nicchietta ogivale di fattura accurata. Di notevole interesse i
numerosi graffiti e le incisioni schematiche raffiguranti
elementi vegetali all'interno della nicchia, sulle pareti e sulla
volta.
8.
Sassari: Tomba ipogeica di Molafà.
Si prosegue per la statale 127 bis in direzione di Sassari e,
dopo circa 6 chilometri, all'altezza del casello ferroviario di Molafà, si vede apparire sulla destra della strada l'ultima meta
del nostro itinerario: la Tomba ipogeica di Molafà. Come la
precedente domus di Chercos, anche questa di Molafà è una tomba
ipogeica di età nuragica, con fronte a stele scolpita e ambiente
interno pluricellulare. Architettonicamente si colloca a mezza
via fra le domus de janas (sepolture prenuragiche scavate nella
roccia) e le tombe di giganti (sepolture a galleria con fronte a
stele, tipiche della civiltà nuragica): rappresenta l'esempio più
significativo di questa particolare tipologia di sepoltura,
definita "domus a prospetto architettonico" e
particolarmente mente diffusa nel Sassarese. Nei pressi della
tomba sorge l'omonimo nuraghe, monotorre.
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