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| Distanza
complessiva da percorrere |
circa 80
Km
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| Tempo
medio di percorrenza |
circa
2 ore |
| Percorsi
a piedi |
circa
30 minuti |
| Tempi
di sosta e visita |
circa 4
ore |
| Durata
complessiva dell'itinerario |
da 6 a
7 ore |
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Riassunto
itinerario
1.
Illorai: Nuraghe Luche e Pont'Ezzu.
Si parte da Benetutti imboccando la strada provinciale che conduce all'innesto
della statale 128bis: non appena varcato il Tirso, si svolta a sinistra nella
nuova strada a scorrimento veloce, seguendo le indicazioni per Nuoro e Abbasanta.
Di questa comoda strada a quattro corsie si percorreranno una ventina di
chilometri, sempre parallelamente al corso del Tirso, finché, un chilometro
circa dopo aver superato lo svincolo per Illorai nel punto in cui la superstrada
sottopassa la statale 128bis, si vede apparire a destra della strada, sulla cima
di una modesta altura e nelle immediate vicinanze delle tre chiese campestri
della Madonna delta Neve, il bel Nuraghe Luche, che si può raggiungere a piedi
senza difficoltà. Nuraghe monotorre, quasi intatto, con copertura a tholos, il
monumento ha una struttura planimetrica classica: ingresso esposto a est, camera
centrale con tre nicchie laterali disposte a croce e scala elicoidale che
conduce alla cima. Dall'alto della collinetta su cui sorge il nuraghe si può
ammirare, circa un chilometro a nord - est, Cantico ponte sul Tirso. Fu
costruito in età giudicale (XI - XII secolo), ma presumibilmente si trattò di
un semplice riadattamento dì un preesistente ponte romano. Consta di tre
campate con arco a sesta acuto, di cui quella centrale di dimensioni decisamente
più ampie delle due laterali, che sfruttano la roccia naturale come sostegno.
Nel Medioevo fu probabilmente questo, per diversi secoli, il solo collegamento
fra le due sponde del Tirso e si ritiene che proprio di qui passasse tunica
strada in grado di assicurare le comunicazioni fra i quattro Giudicati in cui la
Sardegna era divisa: quelli di Torres a nord-ovest, di Gallura a nord-est, di
Arborea al centro e di Cagliari a sud.
2.
Illorai: Necropoli di Molia.
Proseguendo sulla strada a scorrimento veloce ancora per circa quattro
chilometri, poco prima di un ponte che si trova a poche centinaia di metri dal
confine con la provincia di Nuoro, si accosta a destra in un parcheggio dì
cemento dal quale sono ben visibili, e facilmente raggiungibili a piedi, le
Domus ce janas di Molia. La necropoli venne scoperta nel 1976, durante i lavori
di sbancamento della collina per la costruzione della strada a scorrimento
veloce. Comprende dieci domus de janas, risalenti al Neolitico recente (Cultura
di Ozieri: 3500-2700 a.C.) ma utilizzate fino all'Età del Rame (Cultura del
Vaso Campaniforme: 2000-1800 a.C.). la tomba I, posta sul fianco sud-orientale
della collina, è costituita dai resti di un dromos (corridoio all'aperto), da
un'anticella semicircolare (diametro 10,50 m) priva di soffitto (distrutto dalle
ruspe), e da almeno undici celle. La tomba VII spicca sulle altre per la
raffinata esecuzione degli ambienti, per la presenza di elementi architettonici
come lesene, banconi, architravi e per alcuni ambienti totalmente dipinti di
rosso. La stessa tomba, però, presenta profonde lesioni sul soffitto, dovute a
cedimenti della collina nella quale è stata ricavata.
3.
Esporlatu: Nuraghe Santu Martine
Fatto dietrofront, si percorre a ritroso la strada a scorrimento veloce fino
allo svincolo per Illorai, il comune più meridionale della provincia di
Sassari, che si raggiunge dopo circa cinque chilometri. Da Illorai s'imbocca la
provinciale per Bolotana, che si lascia dopo un'altra decina di chilometri
piegando a destra per Esporlatu. Tutto questo tratto di strada, lunga e
piuttosto tortuoso, attraversa zone boscosissime e pressoché intatte, di grande
interesse paesaggistico, ed è per di più punteggiato di resti di nuraghi, che
si susseguono con frequenza veramente notevole, spuntando quasi dalla vetta di
ogni altura, ben mimetizzati nel verde della macchia, con i loro imponenti massi
di basalto tappezzati di muschio. Si superano l'uno dopo l'altro gli abitati di
Esporlatu e di Burgos e si procede lungo la provinciale per Foresta Burgos:
circa sei chilometri dopo Burgos la strada descrive un'ampia curva sulla destra
e, sul lato opposto, si stacca uno sterrato che conduce (quasi due chilometri)
al Nuraghe Santu Martine, isolato sulla vetta di un colle all'altezza di ben 961
metri, con ampia vista sulla valletta circostante. Potrebbe trattarsi di un
nuraghe complesso, perché il mastio è protetto da una cortina muraria atta
quale doveva probabilmente appoggiarsi una seconda torre. All'intorno è
riconoscibile un villaggio nuragico di dimensioni piuttosto estese. Circa
cinquecento metri a ovest del Santu Mortine sorge, ben visibile, il nuraghe
Pattada 'e Casu, un monotorre che si conserva per un'altezza di oltre quattro
metri, con antemurale delimitante un cortile all'interno del quale è stata
edificata una costruzione moderna.
4. Esporlatu: Nuraghe Erismanzanu.
Ritornati sulla provinciale e ripreso il cammino verso Foresta Burgos,
percorreremo ancora due chilometri prima di svoltare a sinistra in un altro
sterrato che ci permette di raggiungere uno dei nuraghi monotorre meglio
conservati del Goceano, l'Erismanzanu, spettacolare sia per le caratteristiche
costruttive sia per il grande leccio cresciuto all'interno delta torre, che
nasconde in parte con la sua chioma l'opera muraria. La costruzione raggiunge
un'altezza massima di otto metri, con 17 filari di blocchi di trachite
sovrapposti. I blocchi sono enormi e di taglio grossolano alla base, ma
diventano via via di dimensioni più ridotte e di lavorazione più accurata
salendo verso la cima della torre. Attraverso l'ingresso con architrave e
finestrino di scarico si accede all'interno, che presenta un corridoio con
garitta sulla destra e scala sulla sinistra per l'accesso ai piani superiori
(ancora in parte agibili). La camera principale ha copertura a tholos (falsa
volta) e presenta tre nicchie disposte a croce con copertura a ogiva. Al centro
del pavimento si apre un pozzetto, realizzato in conci perfettamente squadrati
nella faccia a vista, la cui funzione non è stata del tutto chiarita. Altri due
pozzetti, dalle caratteristiche più comuni ed interpretabili presumibilmente
come ripostigli, sono ricavati nel pavimento del terrazzo.
5.
Burgos: Nuraghi Costa e S'Unighedda.
Ritrovata nuovamente la provinciale, si svolta a sinistra e si prosegue fino a
Foresta Burgos: qui, lasciata l'auto, si penetra nel bosco per un sentiero che,
partendo dall'abitato della piccola frazione, costeggia a sinistra il corso del
Canale de Is Teula. Appena superate le Scuderie Costa, si prende un altro
sentiero a sinistra e si raggiunge in breve l'imponente insediamento chiamato
Nuraghe Costa: un complesso nuragico di grande suggestione sia per la possente
struttura (è chiamato anche la "Reggia Nuragica') sia per la collocazione
nel fitto del bosco, sopra un'altura a dominio della foresta circostante.
L'insediamento è circondato per buona parte da un ciclopico antemurale che
proteggeva un villaggio (i cui resti sono ancora visibili) e un imponente
nuraghe costituito da più torri, costruito utilizzando a scopo difensivo le
asperità naturali del colle. Dell'antemurale si conserva un tratto di ben 60
metri, con un cammino di ronda ancora ben riconoscibile, della larghezza di
quasi un metro e mezzo. Tutt'intorno a questo insediamento sorgono nel bosco, a
brevissima distanza l'uno dall'altro, non meno di altri dieci nuraghi. Di questi
il più interessante e meglio conservato è il S'Unighedda. Per raggiungerlo
ritorniamo sul sentiero che costeggia il canale e, date le spalle alla frazione
di Foresta Burgos, ci addentriamo ancora per circa un chilometro e mezzo nel
bosco. Si tratta di un nuraghe complesso, ad addizione concentrica: si
conservano solo il mastio, in discrete condizioni, i resti di una torre
secondaria e un tratto dell'antemurale. Il torrione centrale, costituito da
blocchi di basalto disposti in filari concentrici e sovrapposti, raggiunge
tuttora un'altezza di oltre sei metri e presenta, lungo tutta la circonferenza
interna della camera, una risega di pietra, assai ben conservata, che documenta
l'esistenza di soppalchi di legno utilizzati per la copertura. Questa torre a
sezione cilindrica denuncia dunque un'architettura evoluta che, abbandonata la
falsa volta della tholos, fa ricorso a travi lignee per la copertura degli
ambienti.
6.
Bonorva: Toro sacro e Necropoli di Sant'Andria Priu.
Da Foresta Burgos si prende la provinciale per Bonorva, che si percorre per una
quindicina di chilometri fino a incontrare sulla sinistra il bivio per la chiesa
di Santa Lucia: superata quest'ultima, lo sterrato ci conduce ad uno dei
monumenti - simbolo della preistoria sarda, la Necropoli di Sant'Andria Priu, a
guardia della quale sta, sulla cima di un colle, un grande masso trachitico a
forma di toro. È conosciuto come "il Toro sacro" o anche "il
Campanile", secondo la denominazione attribuitagli dalla gente del luogo.
È probabile che la "scultura", mancante però della testa, sia stata
modellata dagli agenti atmosferici e poi rifinita dalla mano dell'uomo in epoca
preistorica, con intenti religiosi. Infatti la figura del toro, simbolo della
forza riproduttrice della natura, è presente, in forma di protomi (teste) o di
corna stilizzate, scolpite o dipinte, nelle domus de janas (le sepolture dei
sardi del Neolitico e dell'Età del Rame, 3500-2700 a.C.), di cui le sottostanti
tombe di Sant'Andria Priu costituiscono un magnifico esempio. Scavata in una
larga balza trachitica, la necropoli comprende una quindicina di piccole grotte
funerarie, alcune delle quali di architettura estremamente complessa, quasi
tutte riadoperate in età altomedievale. Tra quelle visitabili sono la Tomba del
Capo, riutilizzata come chiesa nel periodo paleocristiano, con affreschi
bizantini sulle pareti, e la Tomba a Camera, con copertura a due spioventi, che
sembra riprodurre il tetto delle case rurali preistoriche. Tutte presentano
all'ingresso cappelle destinate ai riti funerari. Fra gli ipogei scavati sul
pianoro il più bello e articolato è quello con il focolare rituale.
7.
Bonorva: Fonte nuragica di Su Lumarzu.
Da Sant'Andria Priu facciamo ritorno alla chiesa di Santa Lucia e di qui,
percorrendo a ritroso lo sterrato, fino alla provinciale dove svolteremo a
sinistra, in direzione di Bornorva: dopo circa un chilometro di nuovo a sinistra
nella strada asfaltata per il villaggio medievale di Rebeccu dove, lasciata
l'auto nella piazza, imboccheremo a piedi un sentiero ben segnalato che conduce
ad un monumento nuragico di notevole interesse, la Fonte sacra di Su Lumarzu,
scoperta dallo stesso proprietario del terreno durante i lavori di scavo per
trovare acqua di irrigazione. È composta da un atrio rettangolare di ampie
dimensioni, lastricato e munito di sedili alla base delle pareti, cui segue,
quasi al centro della parete di fondo, la cella circolare della sorgente.
Quest'ultima è ottenuta a pari altezza rispetto al pavimento dell'atrio, entro
un lastrone monolitico scavato a linea concava. L'accesso alla cella è
assicurato da un portello di forma trapezoidale. Al suo interno è stata
recuperato unicamente un vaso piriforme liscio, ad anse contrapposte, con un
falso colatoio in rilievo, dei tipi già noti di Sant'Anastasia di Sardara, (VIII-VII
secolo a.C.). Da Rebeccu si fa ritorno sulla provinciale e si raggiunge Bonorva
in pochi minuti.
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