Riassunto itinerario
Partiti da Alghero, si imbocca la statale 292 in direzione di Villanova Monteleone che, nel suo tratto iniziale, s'inerpica tortuosa nell'interno disegnando uno dei percorsi panoramici più affascinanti isola. Questa salita ripida e serpeggiante è chiamata in dialetto algherese Scala Piccada (cioè "picconata", aperta a forza di piccone) e conduce, dopo circa nove chilometri, ad un punto panoramico di straordinaria bellezza, collocato a circa 350 metri sul livello del mare. Di qui lo sguardo spazia su un ampio tratto di costa, da Capo Marrargiu a sud fino a Capo Caccia a nord. Si riconosce distintamente la città di Alghero, con la cintura di oliveti che la fascia verso l'interno. Il rilievo, composto da una successione di blocchi di lava trachitica cui si alterna il tufo vulcanico, è rivestito da una fitta e rigogliosa macchia mediterranea, dove dominano il lentisco ed il mirto inframezzati dalla palma nana. Sulle secche curve e sui tornanti di Scala Piccada si svolge da oltre quarant'anni un'importante gara automobilistica di velocità in salita:
la Alghero - Scala Piccada.
Da Scala Piccada la strada sale ancora, più gradualmente adesso, nel continuo alternarsi di ampie distese di macchia mediterranea e di fitti boschi di sughere e lecci, fino ai quasi 600 metri dell'abitato di Villanova
Monteleone, disteso in posizione panoramica lungo le pendici del Monte Santa Maria. Il borgo medievale, compreso in un vasto feudo dei
Doria, si ampliò
considerevolmente nel corso del XV secolo quando, sotto
l'assedio aragonese, il castello fortificato di Monteleone Rocca Doria fu espugnato (1436) e i fuorusciti ripararono in prevalenza nella vicina Villanova. Il centro storico, ben conservato e piacevolmente omogeneo, con stretti vicoli lastricati e scale che si arrampicano fra le case dalle belle facciate di pietra a vista, si fonde in modo armonioso con il verde del paesaggio circostante.
Si prosegue per la statale 292 in direzione di Monteleone Rocca Doria e dopo
sei - sette chilometri si giunge in vista del lago del Temo, che si costeggia poi per un lungo tratto. Questo bacino artificiale, compreso nei territori di Monteleone Rocca Doria e di Romana, oltre che in quello di Villanova, è stato realizzato negli anni Ottanta sul corso medio del fiume Temo. Circondato da una rigogliosa vegetazione, è collocato in un ambiente di particolare valore paesaggistico. Appena superato il lago, si svolta a destra in direzione di Montresta e in pochi chilometri si raggiungono i 644 metri del Monte Minerva, robusto bastione trachitico situato ancora in territorio di Villanova, benché già in vista dell'elevata rocca di
Monteleone. Il rilievo è interamente ricoperto (tranne che sulla sommità, ormai spoglia) di una fitta vegetazione di roverelle e di lecci secolari. Alle pendici meridionali del monte si estende una suggestiva vallata ad anfiteatro, chiamata Sa
Cozzula, risultato dell'azione erosiva del Rio Badde Muttiga che
l'attraversa. Alle falde si trova, semiabbandonata, la fattoria di Palazzo Minerva, un'organizzata azienda agricola di fine Ottocento. Ritornati sulla statale 292, la si percorre per pochi chilometri in
direzione di Padria per poi svoltare a sinistra nella ripida ascesa che conduce a Monteleone Rocca
Doria, svettante sulla cima di un impervio colle calcareo tra i fichidindia che crescono rigogliosi sulla roccia. Il minuscolo paese (135 abitanti al 1998: il più piccolo della provincia di Sassari) ha alle spalle una storia gloriosa e conserva un centro storico di notevole interesse architettonico. Questo colle isolato, in posizione dominante sulla sottostante valle del Temo (e oggi sull'omonimo bacino artificiale), fu prescelto nel XIII secolo dalla potente famiglia genovese dei Doria per erigervi uno dei suoi castelli più inaccessibili, ultimo baluardo di una strenua difesa contro gli
Aragonesi, che lo conquistarono definitivamente nel 1436. La maggior parte degli abitanti si trasferì allora a Villanova e la Monteleone vecchia si spopolò quasi del tutto. Una passeggiata per le vie del piccolo centro storico è resa suggestiva dall'atmosfera isolata e raccolta delle antiche case di pietra e dai panorami spettacolari che si aprono sulla valle. Di notevole interesse è la parrocchiale di Santo Stefano, chiesa romanica del XIII secolo, dall'insolita struttura a due absidi affiancate. Per
le vie del borgo si sale ai resti del Castello dei Doria, dal quale si gode di una vista veramente grandiosa.
Da Monteleone si ridiscende alla statale 292 e se ne percorrono circa otto chilometri in direzione di Mara, svoltando poi a sinistra per il Santuario di Nostra Signora di
Bonuighinu, raro e suggestivo esempio di architettura rococò in Sardegna, risalente alla fine del Settecento. La zona di Bonuighinu (che significa "buon vicino") è contraddistinta da formazioni di rocce calcaree lavorate dagli elementi, che vi hanno scavato numerose e profonde grotte. In una di queste, denominata Sa
'Ucca 'e Su Tintirriolu ("La bocca del pipistrello"), sono stati effettuati a partire dal 1969 ritrovamenti di resti umani e animali, di materiali litici e soprattutto di ceramiche
levigate e lucide, elegantemente decorate, che hanno portato alla connotazione della cosiddetta "Cultura di
Bonuighinu", fra le più antiche conosciute in Sardegna (databile al Neolitico medio: 4000-3500
a.C.). La grotta è raggiungibile percorrendo per circa un chilometro una stradetta che si apre a destra della chiesa: disagevole da visitare per chi non disponga di un minimo di attrezzatura da speleologo, ha uno sviluppo di circa un chilometro, con stretti corridoi che si aprono via via su vari ambienti. Quasi di fronte si apre un'altra grande cavità naturale, la Grotta di
Filiestru, dove furono rinvenuti materiali ceramici risalenti ad un'epoca ancora anteriore (Neolitico antico). Lungo la stessa stradina che porta alle due grotte se ne incontra una terza, più vicina al santuario (a circa 300 metri), chiamata Sa
'Ucca 'e Su Trumbone.
7. Cossoine: Voragine di
Mammuscone.
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