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| Distanza
complessiva da percorrere |
circa 285 Km
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| Tempo
medio di percorrenza |
circa
5 ore |
| Percorsi
a piedi |
circa
20 minuti |
| Tempi di
sosta e visita |
circa 4 ore |
| Durata
complessiva dell'itinerario |
circa 9 ore |
Riassunto
itinerario
Di oltre cinque secoli di storia, dalla caduta dell'impero romano fino all'inizio del secondo millennio, le testimonianze architettoniche rimaste nel Nord Sardegna, come del resto in tutta l'isola, sono
così sporadiche e rare che questo itinerario, in nove tappe, le inanella quasi per intero. Per
la massima parte questi monumenti sono la manifestazione di una religiosità spontanea, di una cristianità ancora venata di paganesimo che inventa i suoi luoghi di culto, o di una appena un
pò più erudita, quella degli ordini monastici, che cerca, prima dell'affermarsi di una norma unificante, una sua dignità architettonica. È interessante osservare
il ruolo di primo piano che gioca, in questa confusa ricerca degli spazi del sacro,
la riutilizzazione degli insediamenti preistorici: non c'è forse segno più esplicito, da una parte, della vitalità delle civiltà prenuragiche e nuragica in Sardegna, né,
dall'altra, dell'abissale retrocessione che seguì al crollo dell'impero.
1. Sassari: Chiesa rupestre di Funtana Gutierrez.
Il nostro piccolo viaggio, che toccherà prevalentemente località remote da ogni centro abitato, inizia paradossalmente dall'area urbana della più grande città del Nord Sardegna. In una delle più suggestive e boscose vallate della periferia di Sassari, all'interno del complesso residenziale Le Querce, si trova infatti questa chiesetta scavata in una parete calcarea e risalente al
VII - IX secolo, cioè al periodo più oscuro e scarsamente documentato della storia dell'isola. Ottenuta probabilmente dalla
rilavorazione di una tomba romana, la chiesa ebbe in una prima fase due absidi affiancate, con altare, separate da un pilastro centrale. In una fase
ulteriore fu aggiunta una terza abside in forma di nicchia. A sinistra della chiesa si trova una cisterna scavata a sua volta nel calcare, quasi certamente di età romana e tuttora utilizzata. Pochi metri a destra del luogo di culto cristiano è invece venuta alla luce una tomba in arcosolio di età romana avanzata: si riconoscono torco scolpito nella roccia e, in basso, tracce del cassone. Nelle vicinanze del sito, infine, sono alcune domus de janas del Neolitico recente
(3500 - 2700 a.C.) riutilizzate in epoca altomedievale.
2. Romana: Chiesa rupestre di San Lussorio.
Un altro raro esempio di santuario rupestre di origine altomedievale ci attende a qualche distanza dal piccolo abitato di Romana, nelle campagne dell'alta valle del Temo. Per raggiungerlo imbocchiamo da Sassari la nuova direttissima per Ittiri e, di qui, percorriamo un breve tratto della statale 131bis in direzione di Thiesi, svoltando al primo bivio nella provinciale per Romana. Una stradetta asfaltata ci condurrà poi direttamente dal paese alla suggestiva chiesetta di San Lussorio o Santu
Lussurgiu, cinque chilometri più a
nord - ovest. Qui un'ampia cavità naturale, in parte adattata dall'uomo in età altomedievale per trasformarla in luogo di culto, si apre sul fianco di uno sperone roccioso a 340 metri di altitudine. Nel XVII secolo
l'ingresso detta caverna fu dotato di un portico a cinque arcate, sormontato da un campanile a vela a doppia cella. La tradizione
vuole che San Lussurio, il santo di origine sarda cui la chiesa è dedicata e che è conosciuto anche in Toscana col nome di San Rossore, abbia vissuto per un certo periodo in questa grotta come un eremita.
3. Cossoine: Chiesa campestre di Santa Maria
Iscalas.
Fatta a ritroso la strada fino a Romana, si scende un paio di chilometri più a sud per immettersi nella statale 292, dove si svolterà a sinistra per Mara e
Pozzomaggiore,
deviando
poi nella 292dir verso l'innesto della Carlo Felice: proprio all'ingresso dell'abitato di Cossoine si stacca sulla sinistra uno sterrato abbastanza agevole che dopo circa cinque chilometri conduce alla bella chiesa di Santa Maria
Iscalas, raro esempio di architettura tardo - bizantina che, nei suoi luminosi paramenti di candida pietra calcarea, domina dalla cima del Monte Costanza il sottostante pianoro boscoso. Costruita dai Camaldolesi nell'XI secolo, la chiesa, di modeste dimensioni, ha croce greca, con un corpo
centrale cupolato dal quale si dipartono quattro bracci orientati nelle direzioni cardinali. Il braccio ad est è chiuso da una piccola abside. All'interno un affresco di iconografia bizantina, rappresentante il battesimo di
Gesù.
La chiesa ha subito di recente un restauro non proprio felice, il cui risultato sgargiante ha cancellato la patina di quasi un millennio di vita: un piccolo gioiello
così raro ed antico avrebbe certo meritato maggiore rispetto.
4. Cheremule: Tomba della Cava.
La prossima meta del nostro itinerario non è una chiesa ma un sito archeologico. Per raggiungerlo proseguiamo da Cossoine lungo
l'ultimo breve tratto della statale 292dir fino all'innesto della 131 Carlo Felice, che imboccheremo in direzione di Sassari: dopo circa quattro chilometri (ma dovremo procedere ancora per invertire la marcia) si stacca sulla sinistra una strada, solo in parte asfaltata, che sale pressoché in linea retta all'abitato di Cheremule. Lungo il margine sinistro di questa carrareccia si sussegue una serie di sepolture preistoriche di notevole interesse archeologico
e di non facile individuazione: quella che riguarda
il tema del nostro itinerario è ubicata in località Museddu, circa un chilometro a sud del paese. Superata la centrale elettrica, seguiamo la strada ancora per due chilometri, svoltiamo a sinistra in corrispondenza di un primo abbeveratoio, quindi di nuovo subito a sinistra fino a raggiungerne un secondo, dove lasceremo
l'auto per imboccare a piedi, sulla destra, un sentiero che conduce al sito. Nell'area archeologica di Museddu sono presenti una grande necropoli a domus de janas (non meno di diciotto tombe), una serie di impianti produttivi d'epoca romana destinati probabilmente alla vinificazione, una cava di pietra risalente allo stesso periodo e la tomba detta appunto della Cava
per la sua prossimità a quest'ultimo sito. La tomba risale, come le altre della vicina necropoli, al Neolitico recente
(3500 - 2700 a.C.), ma reca evidenti segni di una riutilizzazione in età
altomedievale per la sepoltura di un personaggio di rilievo della comunità. Sul lato sinistro dell'ipogeo sono infatti scolpite figure antropomorfe, databili forse a età bizantina, che sembrano rappresentare una cerimonia funebre.
5. Siligo: Chiesa di Santa Maria di Bubalis o di
Mesumundu.
Ritornati sulla carrareccia per Cheremule, ne percorriamo ancora un brevissimo tratto in direzione del paese, svoltando quindi a destra in una deviazione che in poche centinaia di metri ci porta sulla statale 131bis: qui a destra, verso la 131, ma, subito prima di raggiungerla, a sinistra nella vecchia Carlo Felice, che corre parallela
al lato occidentale della nuova per una quindicina di chilometri, attraversando successivamente Torralba e Bonnanaro e sfiorando poi le pendici del Monte Santo fino all'altezza di Siligo. Qui dovremo, seguendo le indicazioni, svoltare a sinistra sulla rampa d'accesso alla strada provinciale che collega Siligo (il cui abitato rimane qualche chilometro alla nostra sinistra) ad Ardara e che subito scavalca la statale 131 per mostrarci sulla sinistra, fin troppo visibile dopo il restauro chiassoso di cui è stata recentemente vittima, la Chiesa di Santa Maria di
Bubalis, una delle più antiche dell'isola. Fu infatti costruita in epoca bizantina, certo non oltre il VII secolo e, con ogni probabilità, sopra
le rovine di preesistenti terme romane che utilizzavano la vicina sorgente calda di Abba de
Bagnos. Dedicata a Santa Maria di Bubalis,
ma più nota come Nostra Signora di
Mesumundu per via della cupola (il "mondo tagliato a metà") che ne sovrasta la rotonda centrale, è costruita in una mistura di pietre basaltiche di piccola pezzatura e di mattoni cotti. Nell'XI secolo la chiesa divenne proprietà dei Benedettini di Montecassino, che vi edificarono all'intorno un convento e ne modificarono in parte la struttura con l'aggiunta di un'abside. Fino a qualche tempo fa versava in stato di parziale rovina, ma la sua architettura originaria e i successivi ampliamenti erano perfettamente leggibili e, nell'insieme, emanava un fascino fuor del comune: risulta difficile credere che nemmeno la sua vetustà e rarità abbiano potuto preservarla da una manomissione tanto offensiva.
6. Ittireddu:Chiesa di Santa Croce.
Procediamo in direzione di Ardara e, dopo qualche chilometro, pieghiamo a destra per immetterci nella statale 128bis nei pressi di Mores: qui a sinistra verso Ozieri fino al bivio per Ittireddu, paesello di neppure 600 abitanti che conserva al centro del piccolo abitato un vero gioiello di architettura
preromanica, poi rielaborato in età romanica fino ad assumere l'aspetto attuale. La chiesa è infatti il risultato di almeno tre successive fasi costruttive. L'impianto originario, un organismo a croce greca a un'abside, risale al
VI - VII secolo, cioè agli albori del Medioevo. Subito dopo furono realizzate altre due piccole absidi. Infine, verso il XII secolo, l'edificio venne modificato con l'allungamento della navata e dotato
della bella facciata romanica in conci di calcare chiaro, cui si alternano senz'ordine inserti scuri di basalto. La bicromia si fa regolare nell'arco a sesto acuto del portale.
7. Anela: Insediamento fortificato di San Giorgio di
Aneletto.
Da Ittireddu prendiamo la provinciale per Bono, che punta verso la Catena del Goceano, inoltrandosi via via in una vegetazione sempre più fitta fino ad attraversare, da ultimo, una delle
zone più boscose dell'isola. Dopo una ventina di chilometri la strada confluisce nella
Bonorva - Bono, dove svolteremo a sinistra, procedendo fino al valica di Ucc'aidu, e qui di nuovo a sinistra verso Punta
Masiennera: percorsi circa tre chilometri e superata una biforcazione tenendo la sinistra, svolteremo ancora a sinistra in una stradina sterrata che conduce alla fortezza altomedievale di San Giorgio di
Aneletto. I resti di questo insediamento militare, ubicato a quasi 1000 metri di altitudine, ai margini del bosco e a breve distanza
dalla caserma della Forestale di Anela, sono venuti alla luce di recente. La cinta muraria trapezoidale (di circa 300 metri di lunghezza), con quattro torri rettangolari agli angoli, delimita uno spazio fortificato di circa mezzo ettaro, all'interno del quale sono state rinvenute tracce di abitazioni e di sepolture. IL nome del sito deriva da quello
della chiesa di San Giorgio di Aneletto, i cui resti sono riconoscibili sull'alto di una
delle torri: si tratta di una chiesa romanica, donata nel 1163 ai Camaldolesi. Ma il borgo fortificato, unico insediamento non a carattere sacro del nostro itinerario, è di epoca assai anteriore: è stato datato al VII secolo, cioè al periodo della dominazione bizantina.
8. Oschiri: Area sacra di Santo Stefano.
Proseguiamo verso Punta Masiennera per piegare quasi subito a destra in una strada asfaltata che dopo
poco più di un chilometro sfocia nella provinciale Bultei - Ozieri, che percorreremo in direzione nord fino ad Ozieri: di qui circa venti chilometri dì strada statale ci condurranno ad
Oschiri, dal cui abitato parte una strada di
penetrazione agraria che ci permetterà di raggiungere in pochi minuti l'interessante area archeologica che sorge proprio di fronte alla chiesa campestre di Santa Stefano. Questa piccola
chiesa risale al XVI secolo ma fu con ogni probabilità costruita sull'impianto di una precedente chiesa bizantina a conferma di un insediamento altomedievale
di una certa importanza. Dinanzi alla chiesa si trova un suggestivo altare rupestre cristiano, con celle ed elementi decorativi e simbolici. Nei dintorni, a testimoniare una continuità di frequentazione
dell'area che non conosce interruzioni dal Neolitico al Medioevo e oltre, sono rintracciabili alcune domus de janas, un dolmen e un
menhir.
9. Ploaghe: Tomba ipogeica di Mulinu.
Da Oschiri imbocchiamo la veloce statale 597 in direzione di Sassari e ne percorriamo una quarantina di chilometri, fino allo svincolo per il vicino abitato di
Ploaghe: di qui prenderemo la vecchia strada per Chiaramonti, che corre sul lato sinistro della statale 672, e dopo circa cinque chilometri noteremo sulla sinistra, a pochi metri dal ciglio della strada, il monticello di arenaria nel quale è scavata una tomba di età altomedievale che, per accuratezza costruttiva e ricchezza di decorazioni, non ha raffronti in Sardegna. Scoperta casualmente nel 1985 quando, in seguito a un incendio, se ne rese visibile
l'apertura prima completamente nascosta dalla vegetazione, la tomba di Mulinu è costituita da un unico ambiente, la cui parte anteriore è voltata artificialmente con pietra pomice. Al centro della camera una grande colonna scolpita nella roccia, con base ad anello e capitello a tronco di piramide. lungo una delle pareti laterali è ricavato un letto funebre con pulvini alle due estremità, mentre nella parete di fondo sono scavate tre nicchie con apertura ogivale.
All'esterno della tomba sono riconoscibili canalette e vasche che compongono un elaborato e tuttora efficiente sistema di raccolta dell'acqua piovana. La tomba non ha restituito materiali utili alla sua datazione ma, sulla base degli elementi architettonici che la caratterizzano, si ritiene possa risalire ad età bizantina. Da Mulinu si fa ritorno a Ploaghe e di qui, passando lungo la statale 597 accanto alla celebre basilica di Santissima Trinità di
Saccargia, si raggiunge la 131 Carlo Felice per rientrare a Sassari in circa un quarto d'ora.
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