I
passatempi e i giochi ![]()
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Noi oggi intendiamo per passatempo un'occupazione spesso piacevole con la quale riempiamo i momenti della giornata non dedicati al lavoro. Così inteso, nella tradizione sarda il passatempo quasi non esiste perché veniva considerato come un'attività che portava via tempo utile al lavoro. Ecco perché le attività ricreative erano spesso, nella tradizione, dei prolungamenti, meno faticosi fisicamente, del lavoro quotidiano. Esistevano delle grandi differenze nel modo di gestire il tempo libero fra donne e uomini, anziani e bambini. Ricordando che ci riferiamo alla tradizione popolare e non dunque a quella delle classi ricche, vediamo quali erano le attività ricreative delle donne. Queste, a prima vista, sembrerebbero non avere tempo libero, dovendosi occupare di tutto ciò di cui la casa e i suoi abitanti avevano bisogno; per la donna, così presa dalle faccende domestiche, e che solo nell'eventuale figlia femmina poteva trovare un aiuto, non c'era riposo. Gli unici momenti in cui poteva distrarsi erano quelli in cui si recava al lavatoio o alla fontana, oppure al rientro dalla chiesa, o ancora, con l' arrivo del primo caldo, seduta in cerchio con le altre donne magari a parlare dei fatti del paese. Un altro momento era rappresentato dai pranzi e dalle cene in cui c'erano ospiti (parenti o amici), occasione che comunque non significava certo poter rinunciare al pesante lavoro della preparazione dei cibi e ai lavori di pulizia e di riordino.
Per quanto riguarda gli uomini (ci riferiamo soprattutto all'ambiente agropastorale), nei giorni festivi, l'occupazione classica consisteva spesso nel ritrovarsi nella bettola a bere, oppure nella sistemazione degli arnesi da lavoro.
Per i vecchi, nella tradizionale società sarda, quando il lavoro era ormai impossibile, spesso non restava altro che trovare, fuori dal bar, la compagnia dei propri coetanei, con i quali discutere di politica o dei lontani ricordi della giovinezza.
I bambini, infine, trovavano divertimento in giochi ben diversi da quelli di oggi, non esistevano i giocattoli preconfezionati e i ragazzi si ingegnavano a costruirli o a trasformare, con la fantasia, oggetti e materiale d'uso comune. Una scatola di lucido da scarpe poteva allora diventare una piccola culla o una barca.
Per tornare al mondo degli adulti, si può concludere che gli unici momenti di svago vero e proprio erano quelli che scandivano il calendario del lavoro con le varie feste patronali, le sagre e le festività più importanti come Natale, Capodanno e Pasqua.
La grande scrittrice nuorese Grazia Deledda ci riferisce di un serie di giochi che venivano fatti da ragazzi e ragazze. Vediamone qualcuno.
L'ultimo giorno dell'anno si scrivevano, su tanti biglietti, i nomi delle ragazze in cerca di marito e dei ragazzi scapoli, e si mettevano in due sacchi separati. In ognuno dei due sacchi si metteva pure un biglietto bianco. Si estraevano dunque due biglietti per volta e i nomi della ragazza e del ragazzo sorteggiati (venivano letti a voce alta) erano destinati al matrimonio; e così si procedeva sino alla fine. La coppia alla quale veniva abbinato il biglietto bianco, si diceva, non si sarebbe mai sposata. Il divertimento consisteva nel fatto che fra i nomi venivano posti anche quelli di persone vecchie o particolarmente buffe, di modo che alcuni accoppiamenti finivano per creare ilarità.
Un altro gioco consisteva nel far fondere un poco di piombo e gettarlo in una bacinella d'acqua. Pronunciando il nome di una ragazza si tentava di indovinare, dalla forma che avrebbe preso il piombo, la professione del futuro marito. Se sembrava di vedere un martello, sarebbe stato un fabbro, se invece l'immagine ricordava un animale sarebbe stato un pastore, e così via.
Divertimenti semplici e ingenui, come si vede, ma importanti perché creavano momenti di svago e allegria in giornate occupate soprattutto dal lavoro duro e faticoso.