La Sardegna italiana
Nel 1861 venne proclamato a Torino il regno d'Italia. La Sardegna entrava così a pieno titolo a far parte della storia del "continente", portandosi un notevole bagaglio di problemi da risolvere. La grave situazione economico - sociale e soprattutto i moti di ribellione dei contadini a Nuoro nel 1868 provocarono la nomina di una Commissione d'inchiesta, incaricata di esaminare le condizioni di vita della Sardegna. Negli stessi anni, nasceva a Nuoro Grazia Deledda che saprà, più di ogni altro, descrivere il mondo della Barbagia e i ritmi della vita contadina e pastorale, legati a modelli di vita arcaici. I tentativi di inserire l'isola nei piani di sviluppo portarono con sé nuovi problemi, come quelli legati al depauperamento delle risorse naturali. Nel 1871 ampie foreste dislocate in tutto il territorio sardo vennero infatti sacrificate e duecentomila ettari di terre comuni furono venduti per finanziare il primo breve tratto ferroviario isolano. Una dozzina d'anni dopo, tale tratto venne terminato e ciò consentì il collegamento di Cagliari con Sassari, Porto Torres e Golfo Aranci, luogo d'imbarco per il "continente". Nel 1885 l'isola venne colpita da una terribile epidemia di colera e il governo italiano espropriò le terre dell'Asinara, di proprietà di una cinquantina di famiglie di contadini, per trasformarla in un lazzaretto e in una colonia penale. Le cinquanta famiglie ebbero in cambio degli appezzamenti di terreno sulla penisola antistante, nella zona di Stintino. A quel tempo povere, le famiglie diventeranno facoltose con lo sviluppo turistico della seconda metà del Novecento. Nel 1889 iniziò le sue pubblicazioni "L'Unione Sarda", seguito un paio di anni dopo da un altro quotidiano, "La Nuova Sardegna". Poco prima che scadesse il secolo il governo, a causa dell'aggravarsi del fenomeno del banditismo, decise di inviare un corpo di spedizione. Numerosi furono i viaggiatori stranieri che giunsero in Sardegna nel corso dell'Ottocento, alla ricerca di emozioni forti: già nel 1835 Honoré de Balzac aveva visitato le miniere dell'Argentiera alla ricerca di metallo prezioso, ma se ne era andato deluso e poco disponibile a tessere le lodi degli isolani. Heinrich von Maltzan, viaggiatore ed esploratore tedesco, riuscì invece a scorgere negli abitanti dell'isola una sorta di impronta spagnola; secondo lui, «nel sardo vi è qualche cosa dell'antico caballero... ». La fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento videro lo sviluppo dell'attività mineraria dopo che nel 1859 una legge sabauda aveva diviso il suolo dal sottosuolo: il primo rimaneva al proprietario, il secondo diventava invece proprietà dello Stato che poteva cederlo a eventuali concessionari. Nacquero borghi minerari, come per esempio Masua e Buggerru e ancora Nebida (unica la sua miniera con sbocco a mare per favorire il trasporto del minerale, realizzata nel 1924). Vennero aperte le miniere di Monteponi, Campo Pisano, San Giovanni e San Benedetto, tutte nel Sulcis, attraversato da filoni di minerali diversi. Proprio lo sviluppo dell'attività mineraria diede il via alle prime organizzazioni dei lavoratori che, riuniti in leghe, furono protagonisti di numerose lotte per il miglioramento delle condizioni di vita. A Buggerru, affacciata su un'ampia cala sabbiosa, sono ben evidenti, ancora oggi, i ricchi affioramenti di calamina sui quali, alla fine del secolo scorso, appuntò la sua attenzione la Società Malfidano per l'estrazione dello zinco. L'attività estrattiva portò nella zona una prosperità effimera, sacrifici e lutti. Il 4 settembre del 1904 Buggerru salì, infatti, alla ribalta della cronaca nazionale, a causa di uno sciopero, indetto dai minatori, per protestare contro le condizioni di sfruttamento a cui erano sottoposti. I soldati, chiamati dalla direzione della miniera, spararono contro gli scioperanti; ci furono tre morti e diversi feriti. Una lapide e tre drammatiche sculture di Pinuccio Sciola ricordano, nella piazza antistante il porticciolo, quei tragici avvenimenti. Nel Novecento, dopo la Prima guerra mondiale che vide il contributo eroico della Brigata Sassari, nacque il Partito Sardo D'Azione che rivendicava non solo l'autonomia della Sardegna ma anche la sua rinascita economica e sociale. Nel 1924 venne inaugurata la diga sul fiume Tirso che veniva così a formare il lago Omodeo, il bacino artificiale più vasto d'Europa. Negli anni Trenta vennero portati avanti interventi di bonifica e fondate nuove città come Mussolinia (oggi Arborea), Fertilia e Carbonia. Nel corso della Seconda guerra mondiale Cagliari e altri centri isolani (Olbia, Alghero) vennero devastati dalle incursioni aeree. Nel 1945 il conflitto ebbe termine e nel 1946, con un referendum popolare, l'Italia divenne una Repubblica. Nel 1948, per decisione dell'Assemblea Costituente, la Sardegna si costituì in Regione Autonoma a Statuto Speciale.