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Gli uomini del Paleolitico 
Le scoperte del riparo di Su Carroppu, presso Carbonia (1972), della grotta di Filiestru e della grotta verde di Alghero (1979), ma soprattutto della grotta di
Corbeddu, nella valle di Lanaittu presso Oliena, con reperti che risalgono al Paleolitico, hanno fornito una diversa datazione della presenza dell'uomo in Sardegna. Al suo interno infatti sono stati rinvenuti ossa di cervo lavorate dall'uomo e i resti di una mandibola umana, che risalgono a più di centocinquantamila anni fa.
Nei dintorni di Perfugas, presso il rio Altana, nell'Anglona interna, sono stati rinvenute inoltre numerose pietre
"clactoniane", che risalgono allo stesso periodo. Tali pietre recano incisa, inequivocabilmente, l'impronta dell'essere umano.
Negli stessi anni l'Europa meridionale fu interessata a un fenomeno di glaciazione che probabilmente consentì a popolazioni continentali di spostarsi sull'isola lungo un ponte di ghiaccio e di insediarsi in località capaci di assicurare la sopravvivenza e la soddisfazione dei bisogni primari.
I primi abitatori della Gallura giunsero probabilmente dall'Italia centrale; quelli che si stanziarono nella zona di Oristano e della penisola del Sinis giunsero forse dalla penisola iberica, attraverso le Baleari, mentre quelli che si insediarono intorno al golfo di Cagliari venivano dalle coste africane.
Nell'isola erano presenti infatti risorse notevoli come, per fare solo qualche esempio, i giacimenti di ossidiana (una pietra vulcanica nera, lucente, battezzata da alcuni
"l'oro della preistoria") delle alture del monte Arci, nella zona di Oristano, oppure ancora le grotte naturali dislocate nelle valli come quella del rio
Flumineddu, e nelle quali era facile trovare rifugio dalle intemperie e dalla ferocia degli animali.
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