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Dai Vandali ai Bizantini

Nel 534 d.C. Giustiniano, imperatore dell'Impero Romano d'Oriente, dopo aver vinto a Tricamari, a una trentina di chilometri da Cartagine, i Vandali d'Africa che avevano conquistato poco più di ottant'anni prima l'isola; dichiarò la Sardegna, insieme con le Baleari e la Corsica, una delle sette Province di
Bisanzio. Nel breve periodo dell'occupazione dei Vandali le città dell'isola subirono un processo di decadenza che ridiede forza ai fieri abitanti della Barbària e che favorì il risveglio di una religiosità pagana. Gli stessi Vandali, tuttavia, avversi al Cristianesimo, esiliarono nell'isola numerosi vescovi cristiani d'Africa, perseguitati per la loro fede, tra cui Fulgenzo di Ruspe. A Karalis (l'odierna Cagliari) giunse anche il corpo di Sant'Agostino, che tuttavia verrà poi trasferito a Pavia tra il 721 e il 725, durante il regno longobardo di
Liutprando. Giustiniano divise l'isola in distretti (merèie), governati da uno judex che aveva la sua dimora a Karalis, e tenuti sotto controllo da un esercito, guidato da un dux, stanziato a Forum Traiani. La Barbària invece, come già nei secoli precedenti, riuscì a eludere il controllo dei nuovi conquistatori e, addirittura, creò un suo regno indipendente, con tradizioni religiose e laiche
sardo - pagane, che ebbe tuttavia breve vita.
Il dominio bizantino sull'isola, a differenza di quanto avvenne nella Penisola italiana dove ebbe vita molto breve (a eccezione del territorio di Venezia che mantenne molto a lungo uno stretto rapporto con Bisanzio), durò per più di tre secoli, fino a quando cioè i rappresentanti locali dell'autorità centrale, nel corso del X secolo, decretarono la loro autonomia, dando vita ai Giudicati.
La Sardegna visse in quel periodo una condizione di relativo abbandono, anche se il dominio bizantino si fece sentire soprattutto a livello di pressione fiscale. Non fu difficile per gli abitanti abituarsi a un'organizzazione autonoma della vita sociale; lontani dal continuo passaggio di eserciti, gli isolani mantennero rapporti economici e culturali con i Paesi che gravitavano sul Mediterraneo, accettando l'intensa religiosità che il monachesimo orientale basiliano vi aveva portato. Ben documentano ancora oggi la cultura di quel periodo gli edifici sacri a pianta cruciforme cupolata di Cagliari (martyrium di San Saturno), di San Giovanni di Sinis (in prossimità delle rovine di Tharros) e di Sant'Antioco (che oltre al martyrium comprende anche delle catacombe).
A partire dall'VIII secolo i Sardi cominciarono ad abbandonare i centri costieri per difendersi dalle incursioni degli Arabi, che nel 698 avevano conquistato Cartagine e che dal 710 avevano iniziato le loro scorrerie. Anche in questa situazione di pericolo Bisanzio lasciò l'isola a se stessa. Quando nell'815 degli ambasciatori sardi chiesero aiuto al re dei Franchi Ludovico il Pio che offrì loro il contributo di una piccola flotta, capitanata da Bonifazio, conte di Lucca, il legame tra Bisanzio e l'isola era già molto debole, mentre lo judex provinciae, per garantire meglio la difesa dell'isola dalle scorrerie arabe, delegò i propri poteri civili e militari ai suoi luogotenenti delle merèie di Cagliari, Arborea, Logudoro (Torres) e Gallura. Nel giro di pochi decenni tali luogotenenti si sarebbero proclamati judices, cioè sovrani del proprio territorio
(logu).
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